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martedì 6 agosto 2013

I pensieri sono cose viventi



I pensieri sono principi viventi, tenaci e solidi come la pietra. Noi possiamo cessare di esistere, ma i nostri pensieri non moriranno mai. Ogni cambiamento di pensiero, è sempre accompagnato dalle vibrazioni della sua sostanza mentale. Il pensiero, come forza, ha bisogno di una speciale materia sottile per esistere e per manifestarsi. Quanto più forte è il pensiero, tanto più precoce è la sua fruttificazione. Il pensiero deve essere focalizzato verso un determinato scopo con la stessa intensità con cui viene impresso e diretto. In tal modo il suo effetto sarà pari all’intenzione iniziale.

I pensieri sono forze più sottili

Il pensiero è una forza sottile, impercettibile, che trae la sua fonte maggiore di vita dall’alimentazione. Consultando i Chandogya Upanisad – e precisamente i dialoghi tra Uddalaka e Svetaketu – si potrà capire bene questo aspetto. Se il cibo con il quale ci alimentiamo è puro, anche il nostro pensiero diverrà ben presto puro. Chi ha pensieri puri, si esprime sempre con molta forza e con il suo linguaggio produce un’enorme impressione su coloro ai quali si rivolge con la parola. Egli influenza migliaia di persone tramite i suoi puri pensieri. Un pensiero puro è più tagliente della lama di un rasoio. Perciò nutrite sempre pensieri puri e sublimi. La disciplina del pensiero è una scienza esatta.

I pensieri sono messaggi radio

Chi nutre pensieri di odio, di gelosia, di vendetta e di malizia è in verità una persona molto pericolosa, perché provoca un senso di inquietudine e di cattiva volontà tra gli uomini. I pensieri sono come dei messaggi radio lanciati nell’etere e destinati ad essere ricevuti da coloro che si dispongono a captare tali frequenze di vibrazioni. Mentre coloro che nutrono pensieri sublimi e di devozione aiutano gli altri, sia nel caso che siano vicini, sia che si trovino lontani.

I pensieri hanno una forza straordinaria

Il pensiero dispone di un’immensa potenza. Esso può curare le malattie e può trasformare la mentalità ed il carattere di chiunque. Il pensiero può fare qualsiasi cosa, può operare meraviglie, fare miracoli e viaggiare a velocità inimmaginabile. Esso è una forza dinamica prodotta dalle vibrazioni del Prana psichico sulla materia cerebrale; è una forza come la gravitazione, la coesione e la repulsione.



Swami Sivananda Saraswati

martedì 12 febbraio 2013

Benedetto XVI...il penultimo dei Papi?

La profezia di Malachia (in latino Prophetia Sancti Malachiae) è una lista di 112 brevi frasi in latino, da alcuni ritenute una premonizione attribuita a San Malachia di Armagh.
La lista ha la pretesa di descrivere tutti i papi (compresi alcuni antipapi) partendo da Celestino II (eletto nel 1143), e si conclude con un papa descritto come "Petrus Romanus" il cui pontificato, secondo la profezia, terminerà con la distruzione della città di Roma.
La profezia fu pubblicata nel 1595 da Arnold de Wyon, uno storico benedettino, come parte del suo libro Lignum Vitæ. Wyon attribuisce la lista a San Malachia, vescovo di Armagh nel XII secolo. Secondo la versione tradizionale, nel 1139, Malachia fu chiamato a Roma daPapa Innocenzo II. A Roma Malachia ebbe una visione di futuri papi; riportando la visione, con una sequenza di passaggi criptici, in un manoscritto dal titolo Prophetia de Summis Pontificibus. Il manoscritto fu depositato negli Archivi Vaticani e successivamente dimenticato fino alla sua riscoperta nel 1590.
Dall'altra parte, è stato rilevato che nella biografia di Malachia scritta da Bernardo di Chiaravalle non ci sono menzioni della profezia; e non ci sono citazioni della profezia prima della sua pubblicazione nel 1595.
Molti, compresa l'ultima edizione della Enciclopedia Cattolica, suggeriscono che la profezia sia un falso del XVI secolo; alcuni hanno suggerito che sia stata realizzata dal falsario umbro Alfonso Ceccarelli attorno al 1590.
Alcuni hanno suggerito che sia stata creata da Nostradamus e attribuita a Malachia perché un veggente non sarebbe stato attaccato per aver profetizzato la distruzione del papato. I sostenitori della profezia, come lo scrittore John Hogue, sostengono che sebbene l'autore della profezia sia incerto, le predizioni restano valide.
Malachia avrebbe descritto ciascuno dei 111 (o 112, a seconda delle versioni) futuri pontefici attraverso un "motto"; i motti vanno da papa Celestino II (1143-1144) fino alla fine dei tempi, descrivendo il destino dei papi e della Chiesa Cattolica. Non tutti i "motti" hanno la stessa precisione, alcuni sono molto generici. In particolare, nello scorso secolo, si è sottolineata la precisione dei motti anteriori al 1600 (cioè anteriori alla comparsa della presunta profezia) e la minore precisione di quelli successivi. Tuttavia l'avvicendarsi di quelli che secondo la profezia sarebbero gli ultimi papi dei tempi (secondo alcune interpretazioni papa Benedetto XVI sarebbe il penultimo), ha riportato l'attenzione su questa profezia.
Profezie sui papi anteriori al 1595;
 
  • papa Celestino II (Ex castro Tiberis = "da un castello sul Tevere". Il papa era originario di Città di Castello);
  • papa Lucio II (Inimicus expulsus = "nemico espulso, cacciato". Papa Lucio II aveva il cognome "Caccianemici");
  • papa Eugenio III (Ex magnitudine montis= "dalla grandezza del monte". Papa Eugenio III era signore di Montemagno);
  • papa Alessandro III (Ex ansere custode = "dall'oca custode". Lo stemma familiare del Papa raffigurava, fra l'altro, un'oca);
  • papa Celestino V (Ex eremo celsus = "elevato da un eremo"; Papa Celestino V era un eremita).

Profezie sui papi posteriori al 1595;
  • papa Urbano VIII (Lilium et rosa= "il giglio e la rosa". Papa Urbano VIII era originario di Firenze, che ha un giglio rosso nello stemma);
  • papa Pio VII (Aquila rapax= "aquila rapace, ladra". Papa Pio VII fu rapito da Napoleone, il cui stemma era un'aquila);
  • papa Leone XII (Canis et coluber = "cane e serpente". Papa Leone XII fu definito dai suoi collaboratori fedele alla causa della Chiesa come il cane ed allo stesso tempo prudente nei suoi attacchi come un serpente);
  • papa Pio IX (Crux de cruce. Il pontificato di Pio IX vide l'unificazione italiana sotto i Savoia, nel cui stemma vi era una croce).

Profezie su papi recenti 
  •     papa Leone XIIIIl 102º papa ha il motto "Lumen de coelo". L'emblema di Gioacchino Pecci era una stella cometa sullo sfondo del cielo.
  •     papa Pio XIl 103º papa ha il motto "Ignis ardens". Per la sua bontà e la sua ardente fede, Giuseppe Sarto fu proclamato santo. Si potrebbe anche ricordare con quanto zelo egli combatté il Modernismo.
  •     papa Benedetto XV: Il 104º papa ha il motto "Religio depopulata". Il pontificato di Giacomo della Chiesa fu funestato dagli avvenimenti della Grande Guerra e dai numerosi lutti che ne conseguirono. Il motto sembra riferirsi all'enorme numero di cattolici che caddero sul fronte di guerra, ma potrebbe esserci anche un accenno alla terribile epidemia di spagnola, che fece ancora più vittime partendo proprio dalla Spagna, un paese cattolico.
  •     papa Pio XIIl 105º papa ha il motto "Fides intrepida". La fede di Achille Ratti, nativo di Desio, lo indusse a lanciare coraggiosi anatemi contro il comunismo e contro il fascismo ed il nazismo rampante (enciclica Mit Brennender Sorge, "Con ardente preoccupazione").
  •     papa Pio XII: Il 106º papa della profezia, identificato con papa Pio XII, reca il motto Pastor angelicus. Il cognome di Pio XII è Pacelli che, come amava ricordare lo stesso pontefice, in latino vuol dire "Pace del Cielo" (Pax caeli) e pertanto viene collegato alla profezia. In vita fu soprannominato Pastor Angelicus e gli fu dedicato un cine-documentario, in cui Pio XII recitò nel ruolo di se stesso, con questo titolo.
  •     papa Giovanni XXIII: Il 107º papa, identificato con papa Giovanni XXIII, è indicato come Pastor et nauta (pastore e marinaio). Il pontefice, in quanto tale, è pastore di anime, ma è possibile che nella storia della Chiesa non tutti i papi l'hanno trasmesso. Ecco perché si dice che: "Lo Spirito Santo richiamò la sua Chiesa con una forte Irruzione, per far cambiare rotta con papa Giovanni XXIII". Roncalli fu Patriarca di Venezia, antica potenza marittima, ed ancora oggi porto di mare. Inoltre era di umili origini.
  •     papa Paolo VI: Il 108º papa, identificato con papa Paolo VI, viene descritto come Flos florum (fiore dei fiori, che tradizionalmente indica il giglio). Lo stemma papale di Paolo VI riporta tre gigli.
  •     papa Giovanni Paolo I:Il 109º papa, identificato con papa Giovanni Paolo I, è indicato come De medietate Lunae o De media aetate Lunae, cioè "il periodo medio di una luna", di circa un mese. Inoltre, come riscontrabile sul calendario lunare del 1978, Albino Luciani salì al soglio pontificio, e morì, in giorni di luna media. Il papato di Giovanni Paolo I durò circa un mese, a causa dell'improvvisa e discussa morte.
  •     papa Giovanni Paolo II: Il 110º papa, identificato con papa Giovanni Paolo II, reca il motto De labore Solis. In latino "labor", letteralmente "fatica, lavoro", significa anche "eclissi", pertanto il signicato della locuzione potrebbe essere "Dell'eclissi di sole". Consultando il registro delle eclissi solari della risulta che Giovanni Paolo, nato il 18 maggio 1920, nacque proprio il giorno di una eclissi solare parziale (non visibile però dal luogo di nascita). Giovanni Paolo II è morto il 2 aprile 2005, giorno in cui non è avvenuta alcuna eclissi. Tuttavia la salma del pontefice è rimasta esposta imbalsamata - secondo il rito del Novendiale - fino all'8 aprile 2005, giorno delle esequie. Tale giorno è avvenuta un'eclissi solare ibrida, anch'essa però non visibile da Roma. Un'interpretazione ancora diversa fa risalire invece questo motto ai numerosissimi viaggi fatti dal pontefice (a guisa del sole stesso) in tutto il mondo. Un'altra teoria ancora più divagante riconduce il motto alle esperienze del Santo Padre Giovanni Paolo II; infatti egli è ricordato come il papa che rivoluzionò le antiche tradizioni della Chiesa di Roma, mostrandosi agli occhi di tutti come il papa di una nuova era e di un risorgimento cattolico mondiale e portando in tutto il mondo la Parola di Cristo. Rinnovò il rapporto fra cristianesimo e giovani, fu il primo papa ad approcciare con le tecnologie informatiche, come il PC ed il sito del Vaticano, e divulgò con nuovi metodi il cristianesimo per tutti. Il sole del motto sopracitato potrebbe anche alludere allo Spirito Santo, infatti secondo alcune persone vicine a Giovanni Paolo II il papa era un mistico che interloquiva direttamente con Cristo Dio, rivelandoSi solo ed unicamente a lui sotto le sembianze dello Spirito Santo (ecco spiegati anche i diversi miracoli rivelati a lui e da lui in vita ed in morte); in questo modo era da tramite e intermediario facendo sì che si adempisse il "labor" dell'onnipotente sulla Terra e la Sua Parola. Potrebbe anche esserci un riferimento al Miracolo del sole avvenuto a Fátima e questo papa è stato molto legato a Fátima.
  •     papa Benedetto XVI:Il 111º papa, identificato con papa Benedetto XVI, è descritto come De gloria olivae. Il motto De gloria olivae è stato collegato al nome "Benedetto" perché alcuni benedettini sono anche chiamati "monaci olivetani". Da notare che nell'araldo del Papa è raffigurata un persona di colore sul lato destro (sinistro rispetto all'osservatore) simbolo della Diocesi di Frisinga di cui fu arcivescovo. Il termine "olivae" è stato collegato al colore di questo viso di moro. Il 26 aprile 2009 Benedetto ha proclamato santo Bernardo Tolomei, fondatore dell'ordine degli Olivetani.



Subito dopo il papa indicato con il motto Gloria olivae, la profezia di Malachia annuncia il pontificato dell'ultimo pontefice e la fine del mondocon queste parole:
(LA)
(IT)
«
In persecutione extrema S[anctae] R[omanae] E[cclesiae] sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus: quibus transactis civitas septicollis diruetur, et Iudex tremendus iudicabit populum suum. Finis.  »
«
Durante la persecuzione finale della Santa Romana Chiesa, siederà [sul trono] Pietro il Romano, che pascerà il gregge tra molte tribolazioni: passate queste, la città dei sette colli sarà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine.  »


sabato 9 febbraio 2013

La filosofia di Matrix

« Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai a lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità. »
(Morpheus a Neo)

Sullo sfondo di Matrix vanno ravvisate le più disparate concezioni filosofiche:


PLATONE: aveva distinto tra mondo vero (il mondo delle idee, dell‘Oracolo e dell‘Archietto) e mondo apparente (il mondo sensibile in cui viviamo, Matrix). In particolare Matrix sembra riscrivere il mito della caverna di Platone. 
CARTESIO: di tutto posso e devo dubitare: dei miei sensi che spesso mi ingannano, dell'esistenza del mondo esterno, della distinzione tra sogno e realtà, ed anche delle presunte verità matematiche. Chi mi assicura che ciò che vedo esista, oltre che nella mia testa come idea, anche nella realtà? Così come i sensi mi ingannano quando il remo immerso in acqua mi appare spezzato per un inganno ottico, chi non mi dice che essi non mi dicano mai la verità? … dubito di tutte le cose appena elencate, quindi ci deve essere qualcosa che dubita: ciò che dubita deve per forza esistere: l’eletto! 
SCHOPENHAUER: la distinzione tra fenomeno e noumeno. Il primo è il mondo della rappresentazione, il mondo così come noi ce lo rappresentiamo, quindi il dominio dell'apparenza, il "velo di Maya", il regno dell'illusione e della menzogna che nasconde la verità. Il noumeno è invece la stessa verità che si cela dietro il fenomeno e la nostra rappresentazione, una verità dura e crudele: tutto è Volontà, tutto è cieco e irrazionale impulso di vivere.
NIETZSCHE: in primo luogo, in tutto il film non si fa mai riferimento a Dio, nè per chiedergli aiuto nè per lamentarsi della disastrosa condizione in cui é ridotta l'umanità: Dio non c'é; non é forse questo uno dei tanti aspetti di quel nichilismo, previsto in modo profetico dallo sfolgorante profeta del Superuomo, che avrebbe imperversato nell'era moderna? Viene sì profetizzata la venuta di un 'messia', di un salvatore: ma egli esula del tutto dalla sfera divina, è un uomo imbevuto di eroismo (Neo) e, in quanto tale, non può sentire come estraneo tutto ciò che è umano , come la disgrazia e la servitù in cui è ridotta dell'umanità. 
MARX: per l'uomo l'essenza suprema é non già Dio, ma l'uomo stesso e infatti il fine della missione dell'intrepido Neo é proprio la liberazione del genere umano, non la venerazione di un presunto Dio; ed egli lotta per ridare la libertà a tutto il genere umano, non a presunte "razze" superiori, come spesso si è voluto erroneamente credere che il superuomo nietzscheano fosse tenuto a fare. la rivolta della massa umana contro le macchine può essere letta come la rivoluzione proletaria profetizzata dal filosofo comunista; il fatto stesso che tutti gli uomini siano schiavi e costretti a 'vendere' la loro forza lavoro generando un plusvalore per le macchine. 
FILOSOFIA INDUISTA: viene chiamato “Velo di Maya” ossia l’illusione che vela la realtà delle cose nella loro essenza autentica.
“E’ Maya, il velo ingannatore, che avvolge il volto dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra, che agli prende per un serpente.”
PENSIERO BUDDISTA: Le nostre percezioni sono sempre ingannevole, come un sogno, ognuno è chiamato a liberarsene, quindi Ognuno è un Eletto un Neo, di se stesso, che intraprende questo viaggio verso la vera consapevolezza o matrice divina. 


martedì 5 febbraio 2013

Il culto di Iside e la festa di Sant'Agata

Il culto di Iside in Sicilia viene in fiore quando la dea viene identificata con la tanto celebrata Proserpina. Tale identificazione era comune allora; Apuleio afferma esplicitamente che i Siculi chiamavano Iside Proserpina. Il culto alessandrino fiorisce pertanto in Sicilia nei primi secoli dell'età cristiana e, come altrove, rappresenta un periodo di transizione fra il morente paganesimo e il cristianesimo trionfante. Si è in un tempo in cui comincia già a prevalere il misticismo, che spinge gli spiriti ad elevarsi verso il cielo e quasi annientarsi nella contemplazione di un'unica divinità. Se è vero che la dottrina alessandrina non seppe del tutto svincolarsi da credenze e superstizioni ereditate dall'oriente, e la religione di Iside accanto ad idee sublimi e precetti di sana morale, ebbe concetti stravaganti e pratiche riprovevoli; è anche vero che spianò la strada al trionfante cristianesimo. E' stato già messo in chiaro come nelle vite dei santi e nelle nostre feste religiose si siano conservati molti elementi di quel culto, come anche nella storia dell'arte sacra siano perdurati certi caratteri del tipo della dea egiziana. Si vede rappresentata col suo bambino lattante, e a volte in atteggiamento che ricorda in modo singolare le nostre Madonne. Dopo ciò vien fatto dimandarci se nelle città di Sicilia, e specialmente in Catania, dove il culto alessandrino fiorì maggiormente, abbia occupato il posto di Iside qualche santa cristiana, e se nella festa di questa sia da rintracciare l'antica festa della dea egiziana. Il sospetto viene avvalorato dalla circostanza che nella letteratura sacra catanese, secondo una tradizione che risale ad antichi scrittori, si parla d'una festa che nell'età pagana ogni anno celebravasi in onore d'una statua di donna, che stringeva al seno un bambino e ch'era trasportata trionfalmente in giro per la città. E gli stessi scrittori, messa in relazione quella festa con l'altra di Sant'Agata, trovavano che il fasto e la devozione che il popolo dimostra alla santa si erano innestati sul tronco dell'antico rito; e riferendosi ad altra antica tradizione che parlava di simile festa presso gli Egizi nell'epoca anteriore al cristianesimo, reputano che in Catania sia proprio venuta dall'Egitto. La verità è che quell'antica festa di Catania era in onore di Iside e che essa poi si sostituì a poco alla volta alla popolarissima festa di Sant'Agata. La descrizione che Apuleio ci ha lasciato nelle sue Metamorfosi della festa di Iside in Corinto ci colpisce per la meravigliosa rassomiglianza con la festa di Sant'Agata, specialmente quale era stata descritta dal Carrera nel secolo XVII. Apuleio si riferisce a quella festa che in Roma si disse "Isidis navigium", segnata nel calendario romano il giorno 5 Marzo, e che crebbe rigogliosa attraverso il cristianesimo trionfante, come dimostra il fatto che ne parlano scrittori del IV secolo, non solo, ma anche del tempo di Giustiniano. Era una festa marinara, in quanto consisteva essenzialmente nel consacrare alla dea, Iside Pelagia, la nave che poi si slanciava nel mare, onde la processione dal tempio recava sulla spiaggia, dove aveva luogo la sacra cerimonia. E d'indole marinara pare fosse nelle sue origini la festa di Sant'Agata. La processione dal tempio scendeva sulla marina, come in Corinto, non per lanciare in mare la nave, ma perché là era approdata la barca recante le sacre reliquie della santa. I "nudi", che tiravano con funi la sacra bara, portavano (come fanno sino ad oggi) sugli abiti una camicia, simile agli isiaci vestiti di una tunica di lino bianco. Alla festa prendevan grande parte le donne, come nel culto di Iside; e in Catania non mancava il concorso della mascherata, egualmemte che in Corinto. La martire S. Agata cui s'era strappato il seno e cui le donne offrono anche oggi mammelle di cera in grazia della guarigione ottenuta, prendeva il posto della dea egizia, che simboleggiava la forza produttrice della natura, che era considerata come la dispensiera del latte all'umanità nascente, tanto che nella processione di Corinto un ministro del culto portava in mano un vasetto d'oro a forma di mammella e alla presenza del popolo faceva libazioni di latte. Al velo d'Iside, alle vele della nave egizia, si sostituiva il miracoloso velo della santa catanese. E se così è, il culto di Iside nel suolo di Catania aveva messo ben salde radici.

(fonte: http://www.santagatalavetere.it/italiano/iside.htm)

mercoledì 30 gennaio 2013

Il concetto e il compito della filosofia


Per avere un giusto e chiaro concetto della filosofia e del suo compito, è opportuno distinguere come essa si distingue dalle altre scienze.
Considerando la realtà esteriore della natura, e ripiegandosi su se stesso guardando il proprio animo nella sua storia, l'uomo,  ne cerca la verità in tutti i suoi molteplici aspetti, e quando approfondisce quest'ultimi, il pensiero giunge alla sua natura, alla sua vita, alla sua storia.
Ma considerando la realtà, non più nei particolari aspetti, ma nella sua universalità,e coniugando il particolare con l'universale, l'uomo raggiunge la filosofia.

La filosofia ha il compito di studiare la realtà nella sua intima universale essenza, e giungendo così a varie forme di verità che precedono la natura dell'uomo.


Il pensiero filosofico deve volgere lo sguardo ai diversi aspetti della realtà, ma non deve soffermarsi come la scienza, a studiare tali aspetti nella loro singolarità.Considerare tutte le scienze e interrogarle, ma poi cogliere l'essenza che vive e pulsa nell'universo, più profonda dei fenomeni in cui si manifesta.


Trovare quest'equilibrio tra l'universale e il particolare per giungere ad una delle tante verità.

Questo è il compito della filosofia.


Giuseppe Spina