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lunedì 28 ottobre 2013

Agricoltura biodinamica

Coltivazione biodinamica, due parole che implicano tutto un modo di vivere, osservare e lavorare la terra. Il suo scopo non è di lasciar fare alla natura ma di fare oltre la natura, cioè di aiutare la natura per ottenere una terra sempre più fertile, della quale possano beneficiare anche le generazioni future, e alimenti vivi di qualità piena che nutrano l'uomo e gli diano salute. Coltivare biodinamicamente non vuol dire applicare in modo meccanico un metodo fisso. Piuttosto si può parlare di un indirizzo per il nostro pensare e agire, che poi svilupperemo secondo le condizioni e i problemi che incontreremo sulla nostra terra.

QUANDO NASCE LA BIODINAMICA?
I principi su cui si fonda la biodinamica furono formulati dall'austriaco Rudolf Steiner, il fondatore dell'antroposofia, una concezione dell'uomo e del mondo che nel primo quarto di questo secolo aveva portato un rinnovamento fertile nel campo della medicina, della pedagogia, dell'arte e della scienza in genere acquistando numerosi adepti in tutto il mondo occidentale.

L'agricoltura fu l'ultimo settore cui Steiner si dedicò prima di morire e lo fece su richiesta di alcuni agricoltori che vedevano con preoccupazione i primi segni di degenerazione e debolezza che accompagnavano l'applicazione dei moderni metodi di coltivazione e in particolar modo il crescente uso di concime chimico. A Koberwitz, nel 1924, Steiner tenne 8 lezioni per agricoltori dove il tema centrale era la salute della terra e il mantenimento e l'accrescimento della fertilità per migliorare la qualità degli alimenti destinati a nutrire l'uomo. Nell'indicarci la via verso una conoscenza ampliata del vivente e le sue manifestazioni Steiner mostra lo stesso spirito usato da Goethe nei suoi scritti di scienze naturali di cui Steiner del resto era stato un grande studioso.

Il corso è pieno di consigli partici, in parte molto dettagliati e in parte appena accennati. Perciò si può dire che esso non presenta un metodo pronto ma che le grandi linee sono state tracciate. Il punto più compiutamente trattato riguarda la preparazione di un concime di massimo rendimento. Compostare e usare i preparati sono due momenti fondamentali di questo processo. Anche le indicazioni date da Steiner per la lotta contro le malattie e i parassiti acquisterà probabilmente sempre più importanza.

In tutti i paesi occidentali c'è un piccolo numero di agricoltori (sta però aumentando) che sentono la responsabilità di dare una terra fertile e sana in eredità alle generazioni future e capiscono l'importanza di alimenti sani per la salute dell'uomo.

I tre principi della biodinamica sono:
1) mantenere la fertilità della terra;
2) rendere sane le piante in modo che possano resistere alle malattie e ai parassiti;
3) produrre alimenti di qualità più alta possibile.

Non bisogna quindi stupirsi che, nel secolo del materialismo e dello sfruttamento estremo delle ricchezze naturali, la biodinamica non abbia potuto espandersi su larga scala. Al contrario bisogna rallegrarsi che, malgrado tutto, essa venga seguita in molti paesi da decenni e con successo.

La biodinamica parte dalla conoscenza globale del pianeta e del suo rapporto col cosmo; questa conoscenza non si acquista da un giorno all'altro ma solo attraverso un'abitudine all'osservazione della natura e delle sue leggi che dovrebbe entrare a fare parte già dell'educazione scolastica. Oggi si sta lentamente acquistando una certa conoscenza ecologica ma si è ancora lontani dal capire la vita in tutte le sue manifestazioni.

L'uomo conosce alla perfezione il mondo della materia inorganica e le leggi della meccanica ma se applica le leggi di quel mondo alla vita finirà per distruggere la vita stessa che ha leggi e condizioni del tutto diverse. Non basta ammettere che l'agricoltura è una impresa biologica, bisogna prendere sul serio la parola "bios", che significa vita e "logos", che significa conoscenza, cioè bisogna acquistare la conoscenza della vita. Caratteristiche della vita sono: movimento, costruzione, trasformazione. Viceversa, caratteristiche della morte e della meccanica sono: inerzia, distruzione, stabilità.

Acquistando questa nuova conoscenza l'agricoltura non sarà più uno sperimentare incerto di nuovi metodi, ma poggerà su basi solide quanto l'arcaico che una volta guidava il contadino.




SFRUTTARE LE FORZE NATURALI

La biodinamica viene spesso descritta come un modo di coltivare senza concime chimico e senza veleni. Questi sono però solo gli aspetti secondari di un metodo che prima di tutto è caratterizzato da una cosciente utilizzazione delle forze naturali. Osservando la produzione vegetativa in natura, tre appaiono le espressioni fondamentali di questa forza naturale.

1. La liberazione nella terra di materie nutritive necessarie alla pianta.
2. L'inspirazione dall'atmosfera alla terra per mezzo delle piante.
3. L'autoregolazione che esiste in tutti gli organismi viventi.

Il principio di restituire alla terra quello che si prende non è idea fondamentale della biodinamica ma della chimica. Il principio fondamentale della biodinamica è attivare la vita nella terra in modo che le sostanze presenti nella terra in quantità enormemente superiore al bisogno possono essere liberate e assimilate dalle piante nella misura necessaria. Questo processo naturale si svolge grazie ai lombrichi, ai vermetti e ai microrganismi e ogni intervento deve avere come scopo di proteggere e intensificare questa "microstalla". L'inspirazione di sostanze dall'atmosfera è il secondo processo naturale. Solo in piccola parte (circa l'1%) le piante costruiscono la loro massa vegetativa dalla terra. Per il resto utilizzano anidride carbonica, acqua e azoto, che troviamo nell'humus in grande quantità. Con la costante distruzione e morte vegetativa l'azoto viene messo a disposizione per la vegetazione in crescita.

La presenza di concime chimico frena e disturba questo processo naturale. Con un surplus di azoto nell'humus si rischia lo sviluppo di batteri che liberano l'azoto dalla terra in modo che abbiamo una perdita di azoto invece di un'inspirazione.

Un terzo processo naturale caratterizza tutti gli organismi viventi e i sistemi ecologici: l'autoregolazione ovvero l'adattamento alle condizioni esterne; quello che di solito chiamiamo l'equilibrio della natura. Lo incontriamo nel nostro corpo capace di guarire oppure di resistere alle malattie. Lo incontriamo nei nostri muscoli che si rafforzano usandoli e nella nostra pelle che si ispessisce dove viene consumata. Viceversa, questa caratteristica è del tutto assente nel mondo inorganico dove il prolungato uso porta alla distruzione, non alla costruzione.

Nel nostro metabolismo il processo di autoregolazione viene influenzato e guidato da sostanze presenti in quantità minima, per esempio vitamine, ormoni, enzimi e microelementi. Mangiando determinati alimenti noi possiamo influenzare il nostro metabolismo e la nostra salute.

Anche nella terra noi troviamo questo processo di metabolizzazione di sostanze organiche e possiamo aiutarlo e migliorarne l'efficacia attraverso accorgimenti specifici quali l'impiego della rotazione, del cumulo e dei preparati biodinamici che altro non sono che strumenti per rafforzare la capacità autoregolatrice della terra, delle piante e dell'azienda agricola nel suo complesso.



martedì 6 agosto 2013

I pensieri sono cose viventi



I pensieri sono principi viventi, tenaci e solidi come la pietra. Noi possiamo cessare di esistere, ma i nostri pensieri non moriranno mai. Ogni cambiamento di pensiero, è sempre accompagnato dalle vibrazioni della sua sostanza mentale. Il pensiero, come forza, ha bisogno di una speciale materia sottile per esistere e per manifestarsi. Quanto più forte è il pensiero, tanto più precoce è la sua fruttificazione. Il pensiero deve essere focalizzato verso un determinato scopo con la stessa intensità con cui viene impresso e diretto. In tal modo il suo effetto sarà pari all’intenzione iniziale.

I pensieri sono forze più sottili

Il pensiero è una forza sottile, impercettibile, che trae la sua fonte maggiore di vita dall’alimentazione. Consultando i Chandogya Upanisad – e precisamente i dialoghi tra Uddalaka e Svetaketu – si potrà capire bene questo aspetto. Se il cibo con il quale ci alimentiamo è puro, anche il nostro pensiero diverrà ben presto puro. Chi ha pensieri puri, si esprime sempre con molta forza e con il suo linguaggio produce un’enorme impressione su coloro ai quali si rivolge con la parola. Egli influenza migliaia di persone tramite i suoi puri pensieri. Un pensiero puro è più tagliente della lama di un rasoio. Perciò nutrite sempre pensieri puri e sublimi. La disciplina del pensiero è una scienza esatta.

I pensieri sono messaggi radio

Chi nutre pensieri di odio, di gelosia, di vendetta e di malizia è in verità una persona molto pericolosa, perché provoca un senso di inquietudine e di cattiva volontà tra gli uomini. I pensieri sono come dei messaggi radio lanciati nell’etere e destinati ad essere ricevuti da coloro che si dispongono a captare tali frequenze di vibrazioni. Mentre coloro che nutrono pensieri sublimi e di devozione aiutano gli altri, sia nel caso che siano vicini, sia che si trovino lontani.

I pensieri hanno una forza straordinaria

Il pensiero dispone di un’immensa potenza. Esso può curare le malattie e può trasformare la mentalità ed il carattere di chiunque. Il pensiero può fare qualsiasi cosa, può operare meraviglie, fare miracoli e viaggiare a velocità inimmaginabile. Esso è una forza dinamica prodotta dalle vibrazioni del Prana psichico sulla materia cerebrale; è una forza come la gravitazione, la coesione e la repulsione.



Swami Sivananda Saraswati

martedì 12 febbraio 2013

Benedetto XVI...il penultimo dei Papi?

La profezia di Malachia (in latino Prophetia Sancti Malachiae) è una lista di 112 brevi frasi in latino, da alcuni ritenute una premonizione attribuita a San Malachia di Armagh.
La lista ha la pretesa di descrivere tutti i papi (compresi alcuni antipapi) partendo da Celestino II (eletto nel 1143), e si conclude con un papa descritto come "Petrus Romanus" il cui pontificato, secondo la profezia, terminerà con la distruzione della città di Roma.
La profezia fu pubblicata nel 1595 da Arnold de Wyon, uno storico benedettino, come parte del suo libro Lignum Vitæ. Wyon attribuisce la lista a San Malachia, vescovo di Armagh nel XII secolo. Secondo la versione tradizionale, nel 1139, Malachia fu chiamato a Roma daPapa Innocenzo II. A Roma Malachia ebbe una visione di futuri papi; riportando la visione, con una sequenza di passaggi criptici, in un manoscritto dal titolo Prophetia de Summis Pontificibus. Il manoscritto fu depositato negli Archivi Vaticani e successivamente dimenticato fino alla sua riscoperta nel 1590.
Dall'altra parte, è stato rilevato che nella biografia di Malachia scritta da Bernardo di Chiaravalle non ci sono menzioni della profezia; e non ci sono citazioni della profezia prima della sua pubblicazione nel 1595.
Molti, compresa l'ultima edizione della Enciclopedia Cattolica, suggeriscono che la profezia sia un falso del XVI secolo; alcuni hanno suggerito che sia stata realizzata dal falsario umbro Alfonso Ceccarelli attorno al 1590.
Alcuni hanno suggerito che sia stata creata da Nostradamus e attribuita a Malachia perché un veggente non sarebbe stato attaccato per aver profetizzato la distruzione del papato. I sostenitori della profezia, come lo scrittore John Hogue, sostengono che sebbene l'autore della profezia sia incerto, le predizioni restano valide.
Malachia avrebbe descritto ciascuno dei 111 (o 112, a seconda delle versioni) futuri pontefici attraverso un "motto"; i motti vanno da papa Celestino II (1143-1144) fino alla fine dei tempi, descrivendo il destino dei papi e della Chiesa Cattolica. Non tutti i "motti" hanno la stessa precisione, alcuni sono molto generici. In particolare, nello scorso secolo, si è sottolineata la precisione dei motti anteriori al 1600 (cioè anteriori alla comparsa della presunta profezia) e la minore precisione di quelli successivi. Tuttavia l'avvicendarsi di quelli che secondo la profezia sarebbero gli ultimi papi dei tempi (secondo alcune interpretazioni papa Benedetto XVI sarebbe il penultimo), ha riportato l'attenzione su questa profezia.
Profezie sui papi anteriori al 1595;
 
  • papa Celestino II (Ex castro Tiberis = "da un castello sul Tevere". Il papa era originario di Città di Castello);
  • papa Lucio II (Inimicus expulsus = "nemico espulso, cacciato". Papa Lucio II aveva il cognome "Caccianemici");
  • papa Eugenio III (Ex magnitudine montis= "dalla grandezza del monte". Papa Eugenio III era signore di Montemagno);
  • papa Alessandro III (Ex ansere custode = "dall'oca custode". Lo stemma familiare del Papa raffigurava, fra l'altro, un'oca);
  • papa Celestino V (Ex eremo celsus = "elevato da un eremo"; Papa Celestino V era un eremita).

Profezie sui papi posteriori al 1595;
  • papa Urbano VIII (Lilium et rosa= "il giglio e la rosa". Papa Urbano VIII era originario di Firenze, che ha un giglio rosso nello stemma);
  • papa Pio VII (Aquila rapax= "aquila rapace, ladra". Papa Pio VII fu rapito da Napoleone, il cui stemma era un'aquila);
  • papa Leone XII (Canis et coluber = "cane e serpente". Papa Leone XII fu definito dai suoi collaboratori fedele alla causa della Chiesa come il cane ed allo stesso tempo prudente nei suoi attacchi come un serpente);
  • papa Pio IX (Crux de cruce. Il pontificato di Pio IX vide l'unificazione italiana sotto i Savoia, nel cui stemma vi era una croce).

Profezie su papi recenti 
  •     papa Leone XIIIIl 102º papa ha il motto "Lumen de coelo". L'emblema di Gioacchino Pecci era una stella cometa sullo sfondo del cielo.
  •     papa Pio XIl 103º papa ha il motto "Ignis ardens". Per la sua bontà e la sua ardente fede, Giuseppe Sarto fu proclamato santo. Si potrebbe anche ricordare con quanto zelo egli combatté il Modernismo.
  •     papa Benedetto XV: Il 104º papa ha il motto "Religio depopulata". Il pontificato di Giacomo della Chiesa fu funestato dagli avvenimenti della Grande Guerra e dai numerosi lutti che ne conseguirono. Il motto sembra riferirsi all'enorme numero di cattolici che caddero sul fronte di guerra, ma potrebbe esserci anche un accenno alla terribile epidemia di spagnola, che fece ancora più vittime partendo proprio dalla Spagna, un paese cattolico.
  •     papa Pio XIIl 105º papa ha il motto "Fides intrepida". La fede di Achille Ratti, nativo di Desio, lo indusse a lanciare coraggiosi anatemi contro il comunismo e contro il fascismo ed il nazismo rampante (enciclica Mit Brennender Sorge, "Con ardente preoccupazione").
  •     papa Pio XII: Il 106º papa della profezia, identificato con papa Pio XII, reca il motto Pastor angelicus. Il cognome di Pio XII è Pacelli che, come amava ricordare lo stesso pontefice, in latino vuol dire "Pace del Cielo" (Pax caeli) e pertanto viene collegato alla profezia. In vita fu soprannominato Pastor Angelicus e gli fu dedicato un cine-documentario, in cui Pio XII recitò nel ruolo di se stesso, con questo titolo.
  •     papa Giovanni XXIII: Il 107º papa, identificato con papa Giovanni XXIII, è indicato come Pastor et nauta (pastore e marinaio). Il pontefice, in quanto tale, è pastore di anime, ma è possibile che nella storia della Chiesa non tutti i papi l'hanno trasmesso. Ecco perché si dice che: "Lo Spirito Santo richiamò la sua Chiesa con una forte Irruzione, per far cambiare rotta con papa Giovanni XXIII". Roncalli fu Patriarca di Venezia, antica potenza marittima, ed ancora oggi porto di mare. Inoltre era di umili origini.
  •     papa Paolo VI: Il 108º papa, identificato con papa Paolo VI, viene descritto come Flos florum (fiore dei fiori, che tradizionalmente indica il giglio). Lo stemma papale di Paolo VI riporta tre gigli.
  •     papa Giovanni Paolo I:Il 109º papa, identificato con papa Giovanni Paolo I, è indicato come De medietate Lunae o De media aetate Lunae, cioè "il periodo medio di una luna", di circa un mese. Inoltre, come riscontrabile sul calendario lunare del 1978, Albino Luciani salì al soglio pontificio, e morì, in giorni di luna media. Il papato di Giovanni Paolo I durò circa un mese, a causa dell'improvvisa e discussa morte.
  •     papa Giovanni Paolo II: Il 110º papa, identificato con papa Giovanni Paolo II, reca il motto De labore Solis. In latino "labor", letteralmente "fatica, lavoro", significa anche "eclissi", pertanto il signicato della locuzione potrebbe essere "Dell'eclissi di sole". Consultando il registro delle eclissi solari della risulta che Giovanni Paolo, nato il 18 maggio 1920, nacque proprio il giorno di una eclissi solare parziale (non visibile però dal luogo di nascita). Giovanni Paolo II è morto il 2 aprile 2005, giorno in cui non è avvenuta alcuna eclissi. Tuttavia la salma del pontefice è rimasta esposta imbalsamata - secondo il rito del Novendiale - fino all'8 aprile 2005, giorno delle esequie. Tale giorno è avvenuta un'eclissi solare ibrida, anch'essa però non visibile da Roma. Un'interpretazione ancora diversa fa risalire invece questo motto ai numerosissimi viaggi fatti dal pontefice (a guisa del sole stesso) in tutto il mondo. Un'altra teoria ancora più divagante riconduce il motto alle esperienze del Santo Padre Giovanni Paolo II; infatti egli è ricordato come il papa che rivoluzionò le antiche tradizioni della Chiesa di Roma, mostrandosi agli occhi di tutti come il papa di una nuova era e di un risorgimento cattolico mondiale e portando in tutto il mondo la Parola di Cristo. Rinnovò il rapporto fra cristianesimo e giovani, fu il primo papa ad approcciare con le tecnologie informatiche, come il PC ed il sito del Vaticano, e divulgò con nuovi metodi il cristianesimo per tutti. Il sole del motto sopracitato potrebbe anche alludere allo Spirito Santo, infatti secondo alcune persone vicine a Giovanni Paolo II il papa era un mistico che interloquiva direttamente con Cristo Dio, rivelandoSi solo ed unicamente a lui sotto le sembianze dello Spirito Santo (ecco spiegati anche i diversi miracoli rivelati a lui e da lui in vita ed in morte); in questo modo era da tramite e intermediario facendo sì che si adempisse il "labor" dell'onnipotente sulla Terra e la Sua Parola. Potrebbe anche esserci un riferimento al Miracolo del sole avvenuto a Fátima e questo papa è stato molto legato a Fátima.
  •     papa Benedetto XVI:Il 111º papa, identificato con papa Benedetto XVI, è descritto come De gloria olivae. Il motto De gloria olivae è stato collegato al nome "Benedetto" perché alcuni benedettini sono anche chiamati "monaci olivetani". Da notare che nell'araldo del Papa è raffigurata un persona di colore sul lato destro (sinistro rispetto all'osservatore) simbolo della Diocesi di Frisinga di cui fu arcivescovo. Il termine "olivae" è stato collegato al colore di questo viso di moro. Il 26 aprile 2009 Benedetto ha proclamato santo Bernardo Tolomei, fondatore dell'ordine degli Olivetani.



Subito dopo il papa indicato con il motto Gloria olivae, la profezia di Malachia annuncia il pontificato dell'ultimo pontefice e la fine del mondocon queste parole:
(LA)
(IT)
«
In persecutione extrema S[anctae] R[omanae] E[cclesiae] sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus: quibus transactis civitas septicollis diruetur, et Iudex tremendus iudicabit populum suum. Finis.  »
«
Durante la persecuzione finale della Santa Romana Chiesa, siederà [sul trono] Pietro il Romano, che pascerà il gregge tra molte tribolazioni: passate queste, la città dei sette colli sarà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine.  »


mercoledì 30 gennaio 2013

Il concetto e il compito della filosofia


Per avere un giusto e chiaro concetto della filosofia e del suo compito, è opportuno distinguere come essa si distingue dalle altre scienze.
Considerando la realtà esteriore della natura, e ripiegandosi su se stesso guardando il proprio animo nella sua storia, l'uomo,  ne cerca la verità in tutti i suoi molteplici aspetti, e quando approfondisce quest'ultimi, il pensiero giunge alla sua natura, alla sua vita, alla sua storia.
Ma considerando la realtà, non più nei particolari aspetti, ma nella sua universalità,e coniugando il particolare con l'universale, l'uomo raggiunge la filosofia.

La filosofia ha il compito di studiare la realtà nella sua intima universale essenza, e giungendo così a varie forme di verità che precedono la natura dell'uomo.


Il pensiero filosofico deve volgere lo sguardo ai diversi aspetti della realtà, ma non deve soffermarsi come la scienza, a studiare tali aspetti nella loro singolarità.Considerare tutte le scienze e interrogarle, ma poi cogliere l'essenza che vive e pulsa nell'universo, più profonda dei fenomeni in cui si manifesta.


Trovare quest'equilibrio tra l'universale e il particolare per giungere ad una delle tante verità.

Questo è il compito della filosofia.


Giuseppe Spina